Santorini: cronache dall'isola degli dei

Un viaggio tra case bianche a strapiombo sul mare e indimenticabili tramonti.

Santorini

Per due volte gli abitanti di Santorini scapparono dall’isola a causa dell’eruzione del vulcano. La prima volta tornarono, e ricostruirono i loro villaggi da capo, per poi abbandonarli ancora di corsa, senza riuscire ad approdare da nessuna parte. Nel 1956, quando sembrava che la furia di Efesto si fosse placata, accadde di nuovo. Il vulcano eruttò lava e la terra si scosse, a ricordare all’uomo che niente può di fronte alla volontà degli dei.

Il mare, poi, si prese quasi tutto. Questa volta però, fu diverso. Dalle ceneri della lava, la rinascita. In quelle che un tempo erano le grotte dove dormivano i muli, sulle pendici della caldera riempita dal mare, sorsero hotel di lusso, bianchi, a volte rosa, a volte color crema. Grazie allo spirito di impresa locale, Santorini divenne la perla elegante del Mediterraneo che oggi conosciamo. L’isola dei ricchi e famosi, dei ricchi e bellissimi, dei bellissimi e basta. Che scrutano il tramonto in accappatoio bianco, sorseggiando champagne a mollo nella loro vasca idromassaggio sul balcone della suite a picco sull’Egeo. Come un moderno Olimpo popolato da divinità in vestaglia e ciabatte di Gucci che spesso parlano russo o inglese americano.

A fare da contraltare all’eleganza degli alberghi, la semplicità della vita locale, legata alle tradizioni. I muli nei cortili, i ciuffetti di pomodori, le melanzane bianche, le chiese ortodosse con le cupole azzurre ogni 100 metri, le gigantesche capre, i vigneti che producono il locale visanto, dolce e rosato nettare degli dei. Le macchine impolverate ai margini della strada, spesso abbandonate definitivamente, a ricordarti che nonostante il lusso, la Grecia non è un paese ricco, ma la difficoltà non è un problema.

Santorini, muli

La migliore spiegazione del vivere greco ce la dà un benzinaio: in our country we are lazy people, we take things slowly. E ci invita a provare il vino locale, because we have the best grapes in the world. Non ci sono grandi catene di hotel internazionali sull’isola. Solo resort che riprendono le architetture elleniche, realizzate combinando la forma base del cubo, a incastro l’una sull’altra, molto spesso con piscine a sfioro sul tramonto. Quel tramonto che gli isolani hanno trasformato abilmente in un grande business: bar di lusso, ristoranti, crociere in catamarano, suite da 1000 euro a notte per vederlo. Per tutta la durata del soggiorno, i miei social mi propongono pubblicità di servizi fotografici professionali tra le case bianche e con il crepuscolo alle spalle.

Quando si fa sera, parte la corsa: i villeggianti inforcano il quad o il motorino per accaparrarsi la vista migliore, che sia a Thira, a Oia o a Imerovigli. Quando il sole sparisce sotto la linea dell’orizzonte, è usanza locale applaudire, di fronte al capolavoro offerto dagli dei. Il tramonto più bello l’ho visto però al faro di Akrotiri, abbandonato dal suo custode nel 1988, oggi addormentato su una scogliera che non ha nulla da invidiare alle coste della California, accarezzato dal mare nero. Uno spettacolo romantico e selvaggio, con la palla rossa del sole che lentamente si immerge, come un biscotto inzuppato nel caffelatte, meravigliosamente gratuito.