Riflessioni sull'amore

Probabilmente, io, dell’amore, non ci ho capito un cazzo.

che cos'è l'amore?

Ho trent’anni (quasi). Sono single. Mi sia piaciuto o no, ad un certo punto ho dovuto ammettere a me stessa che sì. Probabilmente, io, dell’amore, non ci capisco un cazzo.

Non è passato molto da che avevo certezze. Poche. Ma certe. L’amore sapevo cos’era. Era solido. Tangibile. Un porto sicuro a cui tornare. Il mio faro nella nebbia. E via di altre minchiate da libro Cuore.

Non fraintendetemi, non c’è nulla di male nelle minchiate da libro Cuore. Almeno fino a che hai trent’anni, sei single, e che ti piaccia o no devi ammettere a te stessa che la vita a volte può essere più dura di tutti i fari nella nebbia in nitruro di boro cubico policristallino. Di tutti i porti sicuri le cui fondamenta poggiano su metalli superduri nanostrutturati. Semplicemente, a volte la vita fa schifo.

Così dopo notti insonni e svariati litri di lacrime versati, ho cominciato a vedere le cose diversamente. Ho dovuto per forza, perché quando investi tutta te stessa, tutte le tue energie, in una relazione che sai essere perfetta, che sai essere sincera, e lo sai che è la cosa migliore che ti sia mai capitata in vita tua, ma questa si dissolve, mentre tu sei troppo presa dalle ricette in tivvù della Clerici per accorgertene, allora sì. Due domande te le devi fare per forza. Non si torna indietro da un dolore così.

Così ho cominciato a osservare l’amore che mi circondava. I miei genitori, il primo esempio di amore che ho avuto. I miei nonni. Sessantacinque anni di matrimonio più due di fidanzamento. Gli ex compagni di università, neo sposi. Le mie colleghe e le loro relazioni solide, come lo era la mia.

Non vi piacerà quello che vi dirò in queste pagine, ve lo dico fin d’ora. Perché l’amore, della popolarità, se ne frega. Se ne frega dei vostri progetti, se ne frega delle vostre certezze ricoperte di plasma di quark e gluoni.

L’amore ha una sola regola. E io l’ho capita troppo tardi.


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