La sala operatoria

La telecamera che ho dentro al ginocchio si agita. C’è una fottuta telecamera dentro al mio ginocchio che mi riprende manco fossi una puntata di Esplorando il corpo umano. Ce ne sono due, grida qualcuno. Due cosa? Due ginocchi? Due menischi? Due gemelli. Cosa?

esplorando il corpo umano - V for Venus

Bip. Bip. Apparentemente questo mondo è pieno di idioti. Bip. Bip. Un’infermiera sbraita al telefono dando dell’idiota a qualcuno. Bip. Bop. Bip. Una porta si apre. Da dentro qualcuno chiede a qualcun altro di non fare l’idiota. Bip Bip. Il mio cuore fa Bip. Bip. Il cuore di qualcun altro, nell’altra sala fa Bop. Bip. Bip. Bop. Bip. I nostri cuori sono asincroni. Bip. Bip. Bip. La sala operatoria è l’unico luogo al mondo dove il cuore fa un rumore deprimente.

La porta scorre e si apre. La porta scorre e si chiude. La luce è proprio la stessa che si vede nei film. Anche il soffitto è uguale ai film. Bianco. Bip. Bop. La porta si apre. Il riflesso nell’oblò non mi somiglia per niente. La porta scorre e si chiude. Una striscia arancione compare al posto del mio riflesso. E’ sangue quello? Chissà che fine avrà fatto il proprietario. La porta si apre. I miei occhi si chiudono. Forse riesco a dormire. Bip. Bip. Finchè il mio cuore fa bip va tutto bene.

Non va bene un cazzo, non sento più le gambe. Un tizio si avvicina e mi buca. Non sento niente. Merda l’ago. Come merda l’ago? Cosa significa merda l’ago? Significa che si è piegato. Devo bucarti di nuovo. Merda. L’ago. Il tizio mi prende il polso e mi buca di nuovo. Le mie gambe hanno assunto una posizione impensabile per una persona ancora viva. Mi rotolano su un fianco. Signorina tutto bene?

Ho freddo. Non sento più le gambe. Sto bene.

Una persona esce da una porta ed entra in un’altra. Risate. Visto che oggi è l’ultimo giorno ti porto a pranzo. Ci vieni a pranzo con me? Sì, rispondo. Ma forse è meglio fare per cena, a pranzo potrei essere impegnata. Altre risate. La voce che mi ha appena invitato a pranzo entra nella stanza dove sono sdraiata accartocciata su un fianco come un rifiuto ai bordi della strada. Mi guarda. Sono nuda. Tu non mi hai offerto neanche un cazzo di apericena e io sono già nuda sul tuo lettino.

Mi si gonfia il polso. E’ normale? Merda l’ago. Come merda l’ago? Di nuovo? Si è rotta la vena. Merda di vena. Ti devo bucare di nuovo. Qualcuno mi buca. Di nuovo. Qualcuno mi tocca. La porta si apre. Bip. La porta si chiude. Bop. Siamo pronti qui? Tremo. Le gambe non si muovono. Siamo pronti.

Qualcuno mi solleva. Atterro su qualcosa di ancora più freddo, ma sto comoda. Le mie gambe sono tornate in una posizione umana. Apro gli occhi. Un tizio con un burka verde smeraldo ha una mia gamba sollevata sopra la spalla. Faccio la conta delle gambe. Due sono comodamente appoggiate su quello che assomiglia a un guanciale di rose appena colte ma non le riesco a vedere, e una terza svetta come un’antenna telefonica da sopra la testa del chirurgo, ma non riesco a sentirla. Entro nel panico. Perché non sento la gamba? Perché sento tre gambe? Perché la gamba è diventata gialla? Mi hanno attaccato la gamba di un cinese?

Mi guardo intorno. Uno dei medici smanetta al cellulare. L’altra guarda fuori dall’oblò. Il chirurgo mi chiede come è successo. Con una storta, gli dico. E te l’ho già detto, mi dico. Quando è successo? Un mese fa, gli dico. Il mio medico non ha la più pallida idea di chi io sia, mi dico. Sono circondata da umani. Gli umani sbagliano. A degli umani basta una sottile lama di metallo per ricordarmi che sono umana. La mia carne sta per essere incisa e trapassata. Anche gli umani con una lama in mano sbagliano.

Il chirurgo si agita. La telecamera dentro al mio ginocchio si agita. C’è una fottuta telecamera dentro al mio ginocchio che mi riprende manco fossi una puntata di Esplorando il corpo umano. Ce ne sono due, grida qualcuno. Due cosa? Due ginocchi? Due menischi? Due gemelli. Cosa? Due manici di secchio. Il chirurgo è sempre più eccitato. Era da molto che non ne vedevo due così.

Chirurgo, lei mi lusinga. Questa cosa di rompermi il ginocchio mi è riuscita proprio bene.

Quando la porta si riapre qualcuno dice adesso ti riportiamo in reparto. Tremo. Tremo ancora. Mi sollevano. Mi spostano. Mi rotolano su un fianco. Fa freddo. Fa più freddo che tutto il freddo che io abbia mai provato. Tremo più forte. 

Un soffitto sconosciuto mi scivola davanti agli occhi come fuori da un finestrino di un treno. Quadrato quadrato neon. Quadrato neon quadrato. Curva. Quadrato. Testa di un’infermiera sorridente. Neon. Quadrato. E’ normale tremare così tanto? E’ l’effetto dell’anestesia, tra poco passa. Questa infermiera legge nel pensiero, mi dico. Sorrido. La mano dell’infermiera mi rimbocca le coperte. Continuo a tremare ma lei continua a sorridere. Le sorrido a mia volta.

Che bello, una paziente che sorride.

Che bello, un’infermiera che sorride.

Fa un po’ meno freddo.