Matrimoni

"Il mio matrimonio è stato tante cose, tesoro. Ma di sicuro non è stato il giorno più bello della mia vita."

matrimonio - riflessioni sull'amore

Lei, Agata. Lui, Enrico. Si sposano una soleggiata mattinata di novembre, il secondo del mese, per la precisione. Come so che c’era il sole? Non lo so. Io non ero nata. Lui le infila l’anello sul dito sbagliato, lei sorride. Uscendo lei dice scherzando “non lo so mica se questo matrimonio vale”. Vale. Neanche due settimane dopo lei sta aspettando la loro prima figlia, che nasce sette mesi dopo. So cosa state pensando.

Il loro non era un matrimonio riparatore. Si sono sposati per amore.

Quando i tre tornano dal viaggio di nozze Agata chiede a Enrico due lire per andare a fare la spesa. Enrico non le ha. Aveva speso tutto per regalare ad Agata il giorno più bello della sua vita. Ma Enrico non è il tipo che si scoraggia, e lavora sodo. Lavora duro. Fonda un’azienda. Si indebita fino al collo. Non dorme di notte ma ogni mattina, quando Agata si alza e le chiede i soldi per fare la spesa, lui ha sempre qualche banconota nascosta tra i pigiami puliti nel comodino. Non gli è mai più successo di non poter sfamare la sua famiglia, e di questo va molto fiero. Lo racconta a tutti i pranzi di Natale.

Quando Enrico non lavora gli piace leggere il giornale. In cucina, dopo aver cenato. A Enrico piacciono le parole, forse è per questo che legge il giornale mentre dalla televisione altre parole lo accompagnano in giro per il mondo. Lo raggiungo in cucina e mi siedo. Enrico ha sempre piacere a raccontare una buona storia che viene dal passato. Così gli chiedo: perché hai deciso di sposarti, papà?
Mi guarda.

Cosa si fa, a trentatrè anni, se non sposarsi?

Aspetto che aggiunga qualcosa d’altro, perché a breve scoppierà a ridere e si dilungherà in svariati aneddoti di quando il nonno ha mangiato tutte le fette di torta o dell’anello infilato su un dito sbagliato. La televisione continua a sputare parole, mio padre continua a trattenerle.

Mi alzo e raggiungo mamma. E’ sdraiata sul divano, la televisione accesa su un programma che non sta guardando, mentre lei pensa ai numeri. Ad agata piace l’efficienza del sentirsi utili, e per sentirsi efficiente Agata legge i numeri. Li interpreta. Li muove. Fa in modo che diventino altri numeri e che quei numeri portino la felicità nella sua famiglia. Agata è brava con i numeri, lo è sempre stata. Preferisce i numeri alle parole, forse per questo, quando interrompo i suoi calcoli per chiederle perché, trent’anni fa, ha deciso di sposarsi, mi guarda storto.

Ma cosa ti viene in mente, ora? Non ricordo granché di quel periodo.

Non ricordi granché del giorno più bello della tua vita?

Il mio matrimonio è stato tante cose, tesoro. Ma di sicuro non è stato il giorno più bello della mia vita.

L’eco di due televisioni in differita mi accompagna alla porta. Penso che l’amore non abbia nulla a che vedere con due televisioni che trasmettono lo stesso programma da due stanze differenti.

 


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