La paura del dentista

dentista

Ma tu, davvero ti piaci così?

L’ortodonzista. Che è come un dentista, ma più cattivo. Dice che con un anno di apparecchio avrò il sorriso di Sharon Stone. Ho quasi 30 anni e l’ho già portato per 6. Alla fine avevo ancora i denti storti. Un anno di apparecchio, sei mesi sopra e sei sotto, filo spinato per arginare sorrisi.

Mi guarda, occhi a fessura.

Non comprende come possa io essere arrivata fino ad oggi con i denti così clamorosamente storti. Me ne fa una colpa.
E poi quella domanda.

Ma tu, davvero ti piaci così? E di colpo io ho 8 anni e lui è il bullo della classe. Quel punto di domanda che scava nei meandri della mia anima e dissotterra anni di lotte adolescenziali con lo specchio, di pacata e adulta accettazione di tutto quello che non mi è mai piaciuto di me.

E magari fossero solo i denti. Un anno di apparecchio mi farà avere piedi più piccoli e graziosi? Una pelle più bella? Un naso meno come quello di mio padre? Con un anno di apparecchio saprò guidare meglio? Cucinare meglio? Imparerò a stirare le camicie come si deve? A divertirmi quando ci si aspetta che io mi stia divertendo? Sarò più brillante sul lavoro, propositiva, intraprendente?

Ma tu ti piaci cosi?

Ma tu ti piaci cosi?

Ma tu ti piaci cosi?
Ma tu ti piaci cosi?

E dentro di me lo sento che prende forma, che raccoglie le forze, quell’uragano che sta per esplodermi in gola. E vorrei buttarlo fuori, quello spettacolare, indecente, monumentale

no.

Non me la sento di risponderle, signor dentista.
Io adesso mi alzo e me ne vado, signor dentista.
Perchè vede, la sua domanda va molto, molto, ma molto al di là delle sue competenze, signor dentista.