Il filo rosso

Cosa devo fare? Cosa faccio? Dio perché proprio adesso?

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Sono seduta sul cesso e da me esce un filo rosso.

Domani compio dodici anni e sta uscendo un filo rosso lunghissimo dal mio corpo. No, non voglio. Non sono ancora pronta. E poi è solo un sogno.

Mi sveglio ed è la notte prima del mio compleanno. Sono asciutta, niente di rosso. È che ho le tette già da un po’, ma non metto il reggiseno perché mi vergogno della riga che mi fa sulla schiena e non sono pronta per questa cosa. Anche se mia zia mi ha detto che con lo sviluppo perderò la pancia tonda da bambina che mi imbarazza ancora più delle tette.

Poi lo dimentico.

Passano i giorni e una sera tutta la famiglia è a cena da noi. Tutta. Vado a fare pipì ed eccola lì. La macchia rossa, la prima macchia rossa. Non posso chiamare mia madre, arriverebbe di corsa. Poi dietro di lei la nonna. E poi la zia. E a valanga tutti gli altri.

Cosa devo fare? Cosa faccio?

Palla di carta igienica.

Dio perché proprio adesso?

Il mattino dopo sembra tutto finito. La carta è pulita, da me non esce niente. Ho tempo per raccogliere le idee e per parlare da sola con mia madre. Durante la lezione di educazione artistica sento di nuovo che qualcosa non va, corro in bagno facendo incazzare l’insegnante che è una megera crudele che strappa i fogli e che mi odia perché sono disordinata.

In bagno è la scena dell’ascensore di Shining.

Devo tornare a casa prima che il fiume di sangue inondi la prima B. La professoressa è stranamente umana – ci ho pensato poi: insegnava alle medie da trent’anni, chissà quante ragazzine le hanno detto “ho mal di pancia” con quello sguardo di terrore – e mi permette di chiamare mia madre e di tornare a casa.

E’ tutto molto confuso.

Corro in bagno, mia madre ha cominciato a pulire come ha sempre fatto nei momenti liberi dal lavoro. Dal cesso cerco il coraggio di chiamarla, poi lo trovo e piango. Le dico “Non dire ‘oooh la mia bambina’”.

Dio che vergogna.

Cerco di sdrammatizzare quando mi insegna a mettere l’assorbente.

Le dico: “Se lo metti  al contrario si incolla sui peli, che male”.

Ride per farmi contenta.

Metto i ciclisti lucidi verdi. Mi sdraio.

Tra le gambe ho un materasso.

Arriva mio padre: è più imbarazzato di me.

Ho le mestruazioni.

Ho dodici anni e un mese.

 


Elena Lo Muzio

Pigra e incostante, scrive, ma non rilegge.
Cerca da anni di diventare famosa, ma senza fare nulla.
Prima o poi sarà valletta a Sanremo.