Guida non turistica di Praga

Cartoline da Praga, la città di Kafka e dei campanili neri.

Praga

Come mi spiegò nel corso della nostra passeggiata quotidiana, la Cecoslovacchia era un posto in cui era piacevole vivere a patto di avere la libertà di andarsene. (Utz, Bruce Chatwin).

Il Novecento non è stato un secolo lieve per il popolo ceco. Il territorio nazionale occupato dai tedeschi nel 1939, viene liberato nel 1945 dai sovietici, pronti a stringere il Paese nella morsa del Comunismo per oltre 40 anni. 40 anni in cui l’Unione sovietica è presa a modello universale, in cui è bandita ogni iniziativa privata e le aziende vengono sottratte ai loro legittimi proprietari (di frequente incarcerati) e nazionalizzate.

Quattro decenni di mercato nero e censura, dove l’unico modo per fuggire legalmente è trovare uno straniero o una straniera disposto a contrarre le nozze all’estero. Chi tenta di lasciare il Paese in altre maniere, se catturato, è destinato ai campi di lavoro e alle prigioni sovietiche. Nel 1968 scoppia la Primavera di Praga, un movimento riformista che vuole liberare il Paese dal Comunismo: l’Unione sovietica invia le sue truppe nella capitale e reprime le sommosse nel sangue.

L’anno successivo, lo studente Jan Palach si dà fuoco in piazza Venceslao per protesta, invitando i suoi connazionali a portare avanti la rivoluzione. Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, inizia per la Cecoslovacchia una lenta e dolorosa fase di normalizzazione, passata alla storia come Rivoluzione di Velluto, seguita nel 1993 dal Divorzio di Velluto, la separazione pacifica tra Repubblica ceca e Slovacchia.

Il Museo del Comunismo di Praga racconta questa storia senza esclusione di colpi.

Praga Città Vecchia

La Piazza della Città Vecchia di Praga.

E se Praga non fosse un luogo, ma un insieme di persone? Non una somma di grandi vedute, ma una
somma di grandi figure? (Ritratti di Praga, John Banville).

Franz Kafka nasce a Praga il 3 luglio del 1883: nato in estate, la sua vita fu un lungo e umido inverno. Ebreo di lingua tedesca, studia al liceo classico e all’Università tedesca di Praga, iniziando con chimica per poi passare in breve tempo a giurisprudenza. Lavora in seguito per le Assicurazioni Generali a Trieste, un mestiere d’ufficio che lo rende infelice, perché sottrae molto tempo alla sua passione, la scrittura.

Non si sposa mai, pur intrattenendo diverse relazioni perlopiù epistolari con diverse donne ed essendo un assiduo frequentatore di bordelli. Viene descritto come taciturno, ombroso, forse disgustato dal proprio corpo. Muore a Kierling, nei pressi di Vienna, in una casa di cura nel 1924, consegnato all’immortalità dai suoi libri. La Metamorfosi, Il Castello, Il Processo sono tutte opere fortemente allegoriche e angoscianti, di dubbia interpretazione, che ben riflettono il mondo interiore contorto e ossessivo di Kafka.

Franz Kafka

Franz Kafka.

A Praga si può visitare il museo a lui dedicato, dove sono mostrate alcune sue lettere e manoscritti e vengono ripercorsi fatti salienti della sua vita. Abbiate pazienza con questa città, molte didascalie non sono tradotte dal ceco.

Varsavia, Dresda, Berlino, Colonia, Budapest, erano state terribilmente mutilate dall’ultima guerra, ma i
loro abitanti le avevano ricostruite e in genere avevano cercato di restaurare con cura i vecchi centri storici.
I praghesi si sentivano inferiori a quelle città. L’unico edificio famoso che la guerra avesse loro distrutto era il Municipio della Città Vecchia. Decisero di lasciarlo in rovina per non dare la possibilità a qualche polacco o a qualche tedesco di accusarli di avere sofferto poco. (L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera).

Il Municipio della Città Vecchia con l’orologio astronomico è una delle principali attrazioni turistiche di Praga. Quando ero a Praga era in ristrutturazione, quindi imprigionato tra ponteggi e impalcature, che tuttavia lasciavano scoperto il grandioso orologio e le sue figure allegoriche, che rappresentano i mali che affliggevano i praghesi nel Medioevo: l’avidità, la vanità, l’invasione dei pagani e la morte. Con le dovute trasposizioni e aggiornamenti, non molto diversi dalle paure che affliggono la società di oggi.

Ad ogni ora, la Morte suona una campana e gira una clessidra, mentre i 12 apostoli sfilano uno dopo l’altro, facendo l’inchino ai turisti con il naso all’insù e lo smartphone puntato, affascinati oggi come nel XV secolo.

Praga orologio

L’orologio astronomico di Praga.

A proposito di guerra e livelli di sofferenza: durante la seconda guerra mondiale, i nazisti presero possesso del Museo ebraico di Praga fondato nel 1906, con l’intenzione di farne un “museo della razza estinta”, in cui raccolsero oggetti appartenuti alle comunità ebraiche sterminate di Boemia e Moravia.

Vedeva sotto di sé un’infinità di torri e di ponti; i santi agitavano i pugni minacciosi e fissavano le nuvole con occhi di pietra. Era la città più bella del mondo. (L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera).

Praga non è la città più bella del mondo, non per me almeno. Non vi ho trovato la pregnanza imperiale di Vienna, né il fascino di Parigi. Non ha il fermento e le cicatrici di Berlino, né le suggestioni di Budapest. Né il peso millenario di Roma o i colori e la vitalità di Barcellona.

Ma passeggiando lungo il Ponte Carlo, con le sue statue nere di santi, calpestato ogni giorno da milioni di passi, salendo i morbidi pendii del colle di Petrin, tra i filari di viti addormentati in attesa dell’estate, da cui si gode una meravigliosa vista della città, camminando tra le vie su cui si affacciano i colorati palazzi Art Nouveau e i campanili neri delle chiese, forse si avverte un po’ quella sensazione descritta da Kundera.

Ponte Carlo Praga

Il Ponte Carlo e le sue statue inquietanti.

Praga è bella perché c’è qualcosa che cerchi e sfugge sempre. Perché si torna a casa domandandosi se quella rivelazione che avrebbe aiutato a comprenderne a pieno la bellezza non era forse dietro l’angolo, in quella strada in cui non si è entrati.