La guerra dei trent'anni

Fumagalli Cesarino proprio non è mai riuscito a capacitarsi di come un essere vivente possa deliberatamente rinunciare al posto fisso, ad uno stipendio migliore, ad un ruolo di leadership per scegliere di fare l'artista.

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Ve ne sarete accorti, in giro tirano venti di guerra. Ma nonostante il titolo dell’articolo e nonostante il meteo, non è di politica internazionale che vi parlerò oggi.

La guerra dei trent’anni: i miei

Oggi compio 29 anni. A 29 anni uno comincia a tirare le somme, diventa più maturo ed è piuttosto evidente se il bilancio di vita vira verso l’alto o verso il basso. Negli ultimi giorni mi sono fatta parecchio riflessiva. Tutto è partito da un’intervista che io e la bionda abbiamo fatto a Marcel Wanders. Gli abbiamo telefonato, lui in Olanda noi a Olginate, il credito telefonico è finito in uno zic, una delle due gli ha fatto sapere che che in Italy erano arrivati i blooming flowers e l’altra ad un certo punto ha tirato una puzzetta. Forse due.

Ok, erano tre, ma cosa ci posso fare io se quando mi agito mi si impenna il traffico intestinale???

Comunque non è del mio intestino che voglio parlarvi, bensì di come uno dei più importanti designer a livello internazionale percepisce l’Italia:

L’Italia è quel posto dove, se ti nasce un nipote e diventa artista, il nonno è orgoglioso di poter dire che quell’artista è suo nipote.

Ahahahahahahahahah

Signor Marcel Wanders, aspetti che le presento mio padre.

Fumagalli Cesarino Luigi, classe 1950, figlio del boom economico brianzolo. Il Fumagalli si è fatto da solo, ha fondato un’azienda metalmeccanica con le sue mani rinunciando alle ferie per gran parte della sua età adulta.

Alla prima gravidanza ha sperato in un primogenito a cui affidare il sudore dei suoi lombi. E’ arrivata mia sorella Cristina, 33 anni, in giro per il mondo da almeno 15. Alla seconda gravidanza ha pregato per un secondogenito a cui insegnare tutto il sapere accumulato in trent’anni di ferie mai godute. Sono arrivata io, 29 anni oggi, sempre ad una distanza minima di due chilometri da quello stabilimento.

Non è che non ci abbia provato, il Fumagalli Cesarino. Prima ha tentato di persuadermi alla succulenta vita del dentista “che non vedrà mai la crisi”, poi ha puntato tutto sulle soddisfazione di una vita da segretaria, che “nella sua azienda sarei stata la capa suprema di tutto l’universo”.

Mio padre proprio non si è mai capacitato di come un essere vivente potesse rinunciare al posto fisso, ad uno stipendio migliore, ad un ruolo di leadership per scegliere deliberatamente di fare l’artista.

Nonostante tutto, mio padre è da sempre il mio punto di riferimento quando c’è da prendere una decisione importante. La prima volta, me lo ricordo, avevo tre anni.

Mi avevano appena regalato il primo triciclo. Me ne stavo sul pianerottolo di una vecchia casa, sull’orlo di una scala di oltre sessanta gradini. Probabilmente, la mia mente treenne di allora stava valutando il da farsi, divisa tra la voglia matta di provare il prima possibile il nuovo bolide e la paura per una discesa potenzialmente letale. Fu a quel punto che mio padre, passando da quelle parti disse “Stai lontana dalla scala, è pericoloso.”

Fu a quel punto che fui assolutamente certa che lanciarmi da una scala di oltre sessanta gradini era l’unica cosa che volevo veramente fare.

La guerra dei trent’anni: epilogo

Io non lo so mica se la mia scelta di fare la precaria a vita derivi da una mia reale predisposizione o dalla mia tendenza alla ribellione. Sicuro è – checché ne dica il sig. Wanders – che io e mio padre è trent’anni che ci scanniamo su chi abbia ragione. Dalla parte delle urla mio padre, con la sua visione del mondo azienda-centrica; dalla parte dei silenzi io, con la convinzione forse un po’ naive che l’arte salverà il mondo.

Probabilmente ci sbagliamo entrambi. Ma nel giorno del mio 29esimo compleanno, quello in cui spero di depositare definitivamente le armi, quello che mi auguro e auguro un po’ a tutti voi è che ognuno si possa sentire libero di scegliere quale strada intraprendere, che trovi il coraggio di seguire i propri desideri e di rivendicare pacificamente il proprio stile di vita.

E se proprio c’è bisogno di combattere, lo si faccia sempre e solo per trovare il modo di rendere la propria vita un’opera d’arte. Niente più.