Quello che i miei nonni hanno imparato sull'integrazione

Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato. Noi di V for Venus vogliamo festeggiarla raccontandovi una piccola storia di una giovanissima italiana.

giornata mondiale del rifugiato - UNHCR

Questo in fotografia è Luigi. Novantasei anni. Accanto a lui la piccola Awa, adorabile bambina originaria del Senegal che da un paio d’anni è diventata la sua dirimpettaia.

Quando la famiglia di Awa si è trasferita nel condominio dei miei nonni, il commento di Giovanna, 91 anni e angelo del focolare – di quello stesso focolare – da almeno mezzo secolo è stato:

“Mah. Dove andremo a finire.”

La situazione è degenerata in fretta. Il citofono dei miei nonni ha cominciato a suonare sempre più spesso, aizzato da un piccolo vulcano nero pieno di treccine. Awa è nata in Italia, non ha mai conosciuto i suoi nonni e sembra aver sviluppato una predilezione per quello strano essere borbottante in sedia a rotelle, in cui nel frattempo si è trasformato mio nonno.

Una volta Awa porta le frittelle per nonno e nonna, una volta nonna porta le caramelle per Awa, raccomandandosi di darne qualcuna anche a suo fratello. Awa di solito fa una smorfia e dice si, e si raccomanda di non comprare i cioccolatini che a suo fratello non piacciono. Ogni tanto Awa accompagna la madre a trovare nonno, e passano insieme un paio d’ore, mentre nonna fa le commissioni in paese, tranquilla perché nonno non é solo. Awa disegna, le piace molto farlo. Così nonna ogni volta che torna dal paese le compra i giornalini da colorare, e si raccomanda di dividerli con il fratellino. Awa di solito fa una smorfia, dice sì e poi chiede se può lasciarli insieme ai giornali della nonna, così il fratello non riuscirà a rovinarglieli.

Awa fa tante domande, Luigi non risponde quasi mai ma sorride, quando lei si avvicina per fargli vedere quello che ha disegnato. Awa non sa che Luigi è praticamente cieco, o forse sì, ma ho come l’impressione quei due troverebbero un modo di comunicare anche se non si conoscessero. Pochi giorni fa Awa ci ha chiesto se potevamo fargli una foto insieme a nonno, che voleva appenderla in camera insieme alle altre. Aveva le lacrime agli occhi quando gliene abbiamo stampata una copia, ed è corsa subito a casa, probabilmente a nasconderla prima che il fratellino tornasse da scuola.

Sono una strana coppia, a vedersi. Awa non ha mai conosciuto suo nonno, ma ne ha trovato uno di poche parole e tante carezze dall’altra parte del pianerottolo. Nonno probabilmente non si immaginava di affezionarsi ad una bis-nipote del colore del carbone, ma in mezzo a tante persone pagate per alzarlo, girarlo, imboccarlo, pulirlo, gestirlo e cosarlo ne ha trovata una che l’ha scelto per i suoi silenzi e i suoi sguardi un po’ nostalgici.

Non avrei potuto immaginare di prestare mio nonno a una bambina migliore.

La morale è questa. Se mio nonno, 96 anni, ex artificiere del 515^ batteria dello Chaberton, e mia nonna, 91 anni, testimonial della famiglia modello Mulino Bianco da almeno sessant’anni, sono riusciti a convivere e interagire con la piccola Awa e la sua famiglia, sono sicura che possiate farlo anche voi.

Siamo persone, non stereotipi.

#RefugeesWelcome
#everychildismychild
#withRefugees


Se vi interessa l’argomento potete rimanere sempre aggiornati sulle iniziative dell’UNHCR a questo link.