Geometrie

Quello che mi piace del paese nel quale sono nata è che è quanto di più simile ad un paese fantasma io abbia mai frequentato. Nessuno sa cosa succede in paese la sera, perché nessuno lì esce mai dopo le dieci e mezza di sera.

Quello che gli abitanti del mio paese non sanno, non possono sapere e forse non dovrebbero neanche immaginare, è chi si incontra dopo le dieci e trenta di sera di una sera qualunque. Intanto c’è Alfredo, il terrone che piscia il cane. Di solito attraversa la strada alle ventitré e trentacinque, dopo che la televisione del suo salotto si è spenta. Lo osservo attraversare l’incrocio con Lalla al guinzaglio, mentre sul balcone fumo una sigaretta nel buio della sera. Se sono in anticipo capita che ci incrociamo, io, Alfredo e Lalla, e Alfredo mi saluta sempre. Anche Lalla sospende per un attimo i suoi bisogni per venire a darmi un’annusatina tra le vesti. Si dice che tra cagne ci si intende, forse è per questo che sono l’unico essere umano al di fuori del suo padrone a cui non ringhia.

Alla fine della via dove io Alfredo e Lalla abitiamo si svolta dritti sulla statale. Non potete sbagliarvi, le luci al neon del più grande negozio di scarpe e vestiti della città vi attendono puntuali come il ventiquattro di dicembre, ma non se passate dopo la mezzanotte, che a illuminare i vuoti lasciati da quelli che non ci sono rimangono solo dei lampioni arancioni. Tutti, tranne uno, guasto da una sera di almeno dodici anni fa, quando un sasso lanciato da un moccioso in motorino al seguito di altri motorini rumorosi ha decretato la fine del suoi servigi per la comunità.

Quando i lampioni si spengono, dopo la mezzanotte, solitamente spunta una ragazza. Si siede ai bordi del marciapiede, esattamente sotto all’unico lampione rotto della statale. Si siede e osserva le macchine sfrecciarle davanti. Osserva i fanali accesi avanzare nella notte, accelerare e rallentare, e insieme a loro il suo cuore. Osserva la macchina con i fanali accesi procedere verso di lei, che sembra quasi fermarsi, ne è sicura, sta rallentando e venendo verso di lei, ma poi no, le macchina non rallenta e non abbassa il finestrino per lei. Passeranno ancora svariati minuti, le sembreranno ore sotto quel particolare effetto di eccitazione e allerta, prima che una macchina accosti e la faccia salire.

La macchina ripartirà dopo poco. Si fermerà nel parchetto di fianco alla scuola elementare, quello ristrutturato con i soldi della parrocchia. Sopra la macchina, tre ragazzi si conoscono per la prima volta, interrotti solo dagli spazi angusti e da qualche rumore di ruote su ghiaia in lontananza. Ci sono anche io su quella macchina. Sono quella con le mutande abbassate sotto le ginocchia, mentre un membro maschile mi penetra da dietro e uno femminile mi solletica davanti. Lo so, la geometria è un po’ complicata. Ma se non riuscite a immaginarvela, se in questo momento non avete davanti agli occhi una polaroid nitida di quello che sta succedendo, probabilmente siete anche voi parte di quella fetta di popolazione che al mio paese non esce mai dopo le dieci e mezza di sera. Probabilmente, non ci siamo mai incontrati.

Anonima

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