Cosa significa essere donna?

Il giorno più brutto di tutta la mia vita è di gran lunga il giorno della mia prima mestruazione. Ne ho un ricordo solo vago, ma probabilmente è perché ho preferito dimenticare l’episodio in cui sono scappata dalla finestra di notte a fare la pipì in giardino perché mi vergognavo di quello strano aggeggio che mi avevano infilato fra le gambe.

Essere donna che cosa significa?

Ha il coraggio di dire di non essere femminile.

La persona che mi ha detto questa frase non ricordo nemmeno come si chiamasse. Era la prima volta in vita mia che la vedevo, e ora che ci penso, forse non ho mai veramente saputo il suo nome. Avevo ventiquattro anni, e fino a quel momento avevo subito il mio corpo fisico di donna come una frustrazione perenne che tentavo in tutti i modi di evitare. Praticamente per me la femminilità era una punizione divina capitatami tra capo e collo per colpa probabilmente di una tresca clandestina a cui avevo partecipato ai tempi dell’Olimpo. E la sensazione, non certo piacevole, era quella di totale estraneità verso quel magico mondo rosa pieno di Hello Kitty e maquillage a cui certo non appartenevo. Nonostante i ventiquattro anni di militanza nella categoria, non avevo le idee molto chiare su cosa significasse davvero essere donna. Di fatto ho sempre rifiutato ogni segnale di questa iattura che nel tempo si era presentato.

Il giorno più brutto di tutta la mia vita è di gran lunga il giorno della mia prima mestruazione.

Ne ho un ricordo solo vago, ma probabilmente è perché ho preferito dimenticare l’episodio in cui sono scappata dalla finestra di notte a fare la pipì in giardino perché mi vergognavo di quello strano aggeggio che mi avevano infilato fra le gambe. Il secondo giorno più brutto della mia vita? Quello in cui il seno ha deciso di allietarmi con la sua presenza. Quando è stato impossibile continuare a evitare il problema, ho puntato tutto sull’effetto contenitivo dei top da primina di mia sorella. Non ha funzionato a lungo, perché quando la diabolica si è lamentata che le avevo sfondato tutti i reggiseni, sono stata catapultata nel mio primo negozio di intimo, con grande imbarazzo da parte mia. E delle commesse. E di mia madre.

Mai truccata; mai presa cura del mio aspetto fisico. Quando andavo in vacanza con le amiche stavo le ore a fissarle mentre si preparavano per uscire. Ero stregata da quei gesti così eleganti che compivano per farsi belle. E mi stupivo di quanto tempo ci volesse per “essere donna”; tempo che io preferivo dedicare ad altre cose. Tipo mangiare. O deprimermi. O deprimermi dopo aver mangiato. Troppo.

Più passava il tempo e più mi convincevo che la femminilità era una strana cosa di cui non mi avevano dotato al momento dell’assemblaggio.

Praticamente ero l’intoppo nella catena di montaggio; il modello difettoso da rispedire al produttore. Questo fino a che, a ventiquattro anni, un tizio che non mi aveva mai visto prima d’ora in vita sua, sentendomi cantare «Wuthering Heights», mi ha apostrofato come sopra.

E ha il coraggio di dire di non essere femminile.

Per me fu un vero e proprio shock. Un sorrisone a 72 denti mi si è stampato sul viso e ricordo di averlo guardato come se avesse appena salvato una vecchietta dall’essere investita da un tir sulle strisce pedonali.

Era il mio personalissimo eroe. L’unico che fino a quel momento mi aveva capito.

Quell’uomo lì fu il primo che mi fece riflettere sul significato profondo di donna. Forse la femminilità non risiedeva nello stare le ore allo specchio a farsi bella. Forse non c’entrava nulla con la mia fisicità giunonica. Se uno sconosciuto di bell’aspetto, che non sapeva nulla di me e della mia storia, riusciva a trovarmi femminile, forse negli anni avevo tralasciato qualcosa.

Forse anch’io avevo speranza.

L’essere donna è un argomento molto inflazionato. Ognuno dice cose diverse e nel caos suburbano in cui le nostre vite si intasano ogni giorno, non è facile risalire a un concetto così semplice e naturale quanto deviato.

Che cosa vuol dire essere donna? Uscire con i tacchi e svenire per l’ultima borsa di Gucci?

kate bush nel video di Wuthering Heights

Kate Bush nel video di Wuthering Heights

A trent’anni, sei anni di fallimenti dopo l’affare Wuthering Heights, ho capito una cosa: non puoi essere donna se prima non trovi dentro di te il coraggio dell’indipendenza. E non sto parlando di soldi o beni materiali.

Sto parlando di indipendenza emotiva.

Quante volte ho determinato il mio valore di donna sulla base di ciò che gli altri pensavano o quante altre ho lasciato che facessero il bello e il cattivo tempo nella mia vita senza mai trovare il coraggio di essere al centro. Io. Con i miei bisogni ed i miei desideri. Chiedendo invece che mi amassero, mi accettassero e mi rendessero felice. Loro.

Perché l’essenza di una donna, in fondo, sta tutta qui, nella forza di essere semplicemente quello che si è, prendendosi le responsabilità di ciò che facciamo della nostra vita.

Perché se non piaccio a qualcuno non è perché mamma mi ha fatto brutta e cattiva, ma è perché io ho scelto di agire nel mondo così. E se lui non mi vuole, non è perché è uno stronzo anaffettivo in missione per rovinarmi la vita, ma è perché io glielo sto permettendo. 

Così sono diventata una donna. Mi sono esposta, ho corso il rischio di essere rifiutata per quello che ero, ho smesso di incolpare i miei genitori per ogni minima cretinata e ho accettato il rischio di scoprire che non sarei mai diventata la persona che immaginavo avrei dovuto essere, da ragazzina.

Ho trasformato tutto il dolore e la frustrazione della bambina Federica in amore incondizionato verso me stessa.

Nella buona e nella cattiva sorte. finché la sorte non mi separi da me stessa e mi faccia rinascere scoiattolo.

GIFGif animata dei due scoiattoli de "La spada nella roccia"

Femmina.