Cose che succedono

Tutto sommato, ero felice. Poi sono successe delle cose, succedono sempre delle cose. Ho iniziato ad avere nausea e mal di pancia, a fare indigestione. A litigare con il cibo.

disturbi del comportamento alimentare - anoressia - bulimia

Se ha un nome, non l’ho mai saputo. Sono passati tanti anni, ho ripreso parte dei chili che avevo perso, quelli che mi andava di riprendere, ho fatto psicoterapia ed è andata alla grande, ho smesso di mangiare carne e cibi precotti, in cucina oggi me la cavo abbastanza bene.

Da piccola mangiavo solo pasta con passata di pomodoro. Niente polpa, niente pesto, niente riso. Solo carne tritata, niente verdura, di nessun genere. Il pesce nemmeno a parlarne. Solo Bel Paese o Emmental o Grana Padano, solo prosciutto cotto. Solo mele rosse, le gialle sono acide e le verdi aspre, nessun altro frutto. Solo gelato crema o cioccolato o nocciola.  Niente miele, niente marmellata, niente Kinder Brioss, solo Nastrine o Fiesta o Fruttolo, ma non quello pesca e albicocca, aveva un sapore troppo strano. Niente bibite gassate, la coca cola ancora oggi non mi dice nulla.

Mia mamma la domenica faceva le polpette con tanta, tanta passata di pomodoro, e ci duravano tutta la settimana. Il lunedì compravamo la focaccia al formaggio a fette dal panettiere, il martedì e il venerdì la pizza a fette, le scaldavamo nel microonde. Ho imparato a mangiare la carne bianca, le carote, i pomodori, il tonno in scatola, la pizza con i funghi. Pensavo che la soia, il tofu e i legumi li mangiassero solo persone intolleranti a qualcosa. Cucinare non mi ha mai interessato, anche perché a cucinare si sporca, e in casa mia non bisogna sporcare, mai. Mia mamma lava il bagno tutti  i giorni e i pavimenti due volte a settimana e i vetri una volta a settimana, anche se piove, anche se ha l’influenza, anche se avrebbe altro da fare.

Tutto sommato, ero felice.  

Poi sono successe delle cose, succedono sempre delle cose. Alcune di queste si collegano a fatti specifici, altre sono probabilmente cose che mi sono successe dentro.

Ho iniziato ad andare in bagno più spesso, senza preavviso, ad avere nausea e mal di pancia, a girare con Imodium e Domperidone sempre in borsa, a prendere il Plasil la sera, e i fermenti lattici. Facevo indigestione, continuamente, eppure non mangiavo di più, assolutamente no, ne ero sicura, avevo iniziato il primo stage della mia vita professionale e pranzavo alla mensa aziendale. Ricordo che le porzioni erano piccole, ma nonostante tutto il pomeriggio stavo così male da non poter lavorare e dovevo andare in bagno spesso, e mi vergognavo a spiegare il perché, mi vergognavo perché in bagno non c’erano deodoranti per l’ambiente e restava l’odore e avrebbero capito che ero stata io. La sera, a casa non riuscivo a prendere sonno per la nausea e il mal di pancia, allora mio papà mi dava il  bicarbonato e limone, ma non serviva a niente.

E’ così che ho imparato come si fa a mettere due dita in gola, quando la nausea diventava insopportabile.  

Non so quanto tempo passò, credo due o tre mesi, ma ricordo che un giorno, o una sera, non saprei, ho fatto per indossare un paio di pantaloni, forse una tuta che tenevo in casa, e mentre lo facevo mi sono guardata le gambe, e mi sono accorta che quei pantaloni si erano sfatti, scuciti, erano diventati enormi. Potevano starcene tre, di persone, lì dentro. Ma quei pantaloni li avevo da anni e li indossavo sempre, ed erano della taglia giusta, ne ero sicura. Allora sono andata alla bilancia, e ho pensato “cavolo la bilancia si è rotta”, perché l’ultima volta che mi sono pesata diceva 70 chili, a volte 71, e ora dice 54. Sono scesa e sono risalita, sono scesa e sono risalita, e il giorno dopo alla mensa aziendale mi sono accorta che le porzioni che prendevo erano più piccole di quelle degli altri, che ero io a volerle più piccole, e mi sono accorta di essere rimpicciolita non solo nei pantaloni della tuta, ma in tutti i vestiti che possedevo, e mi sono accorta che nessun’altra persona oltre a me se n’era accorta, o comunque che nessuno aveva fatto in modo che me ne accorgessi io. Ci ero dovuta arrivare da sola.

In quei giorni ho capito tre cose importanti: che avevo un problema con il cibo, che tutto sommato non ero poi così felice, e che mi piacevano le donne. Una, in particolare.

Nei mesi successivi, è stata lei a insegnarmi a mangiare, a tenermi su i capelli mentre vomitavo, a farmi camminare e prendere aria quando mi veniva l’istinto di farlo ma nella pancia non c’era più niente da buttare fuori. Ho imparato a mangiare le verdure, il pesce, i legumi, la salsa di soia, il cous cous e l’orzo perlato, la ricotta, le gallette di riso, la marmellata, il vino rosso e bianco, le spezie, le erbe aromatiche. Ci ho messo più di un anno, a tornare a pesare 60 chili. Era il mio obiettivo. Ho pianto davanti ai continui 57, 58, 59, che ogni volta mi si paravano davanti. Ho ricomprato tutti i vestiti. Ho imparato a cucinare e ad autoprodurre molto di ciò che mangio. Cinque anni dopo, ho iniziato la psicoterapia per affrontare un altro problema che mi portavo dietro da allora ma non lo sapevo, il vaginismo. Sette anni dopo, ho scoperto che mio papà se n’era accorto eccome, che ero dimagrita, ma che si sentiva impotente, e poi si era accorto che stavo riprendendo a mangiare e che non prendevo più domperidone e fermenti lattici.

Otto anni dopo, se mangio troppo e l’indigestione mi viene per davvero, non ho più paura che ci sto ricascando.

 


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Marta

Coraggiosa autosoppista intergalattica.
Ha lanciato il suo grido di speranza nella galassia,
e noi siamo state felici di accoglierlo.