Confessioni di una bulla

Poi c'era La Cavalla. Nemmeno ricordo perché la chiamavamo così. Di sicuro non ricordo il suo vero nome. Era una ragazza un po’ strana; strana al punto che se arrivava lei, ce ne andavamo noi.

adolescente indossa una maglia dei backstreet boys

Quando ero adolescente conoscevo una ragazza. Si chiamava Roberta e adorava i Backstreet Boys. Il problema di Roberta era che i Backstreet Boys sono passati di moda quando abbiamo compiuto dodici anni. A lei dovevano piacere proprio tanto, perché ha continuato ad indossare magliette coi loro faccioni impomatati per gli anni a venire. Roberta aveva un altro problema.

Quel problema ero io.

Ogni volta che ci passava accanto facevamo partire il jingle. Backstreet back Allright!
Il jingle della vergogna, che ricevevano solo le ragazzine che non riuscivano a farsi passare la cotta adolescenziale per il proprio idolo musicale. Non la salutavamo, Roberta.

Roberta abbassava la testa e passava oltre.

Poi c’era la cavalla. Nemmeno ricordo perché la chiamavamo così. Di sicuro non ricordo il suo vero nome. Era una ragazza un po’ strana, strana al punto che se arrivava lei, ce ne andavamo noi. Durante una festa di Capodanno, una di quelle feste in una grande palestra, con la musica da discoteca, un’illuminazione stroboscopica di discutibile utilità e i panettoni raffermi di almeno qualche stagione prima, lei si è presentata con una scialle di lana con tanto di frangia e perline.

Non glielo abbiamo più fatto dimenticare, quello scialle. Anche la cavalla, alla fine, ha abbassato la testa e non l’abbiamo più rivista.

Poi ho scoperto Konrad Lorenz.

Konrad Zacharias Lorenz, lo zoologo austriaco. Per me, è sempre stato quello delle papere. Ho sempre pensato che avesse consacrato la sua vita agli studi sulle adorabili creature palmate, e invece, poco tempo dopo, sono venuta a conoscenza di alcune sue ricerche sulle colombe.

colombe-e-lupi

Verrebbe da pensare alle colombe come a degli innocui esserini incapaci di nuocere alcunché, non è vero?

“Una volta, mi proposi di ottenere un incrocio fra due tortore; presi quindi una tortora maschio e la misi in un’ampia gabbia con una tortora femmina. All’inizio non presi molto sul serio le piccole baruffe dei due: come avrebbero potuto farsi male? Me ne andai e il giorno dopo mi trovai di fronte a uno spettacolo orrendo. La tortora maschio giaceva a terra e aveva la nuca, il collo e tutto il dorso fino alla radice della coda talmente martoriati da formare un’unica sanguinolenta ferita. Ritta nel mezzo di questa piaga c’era l’altra colomba che continuava a frugare col becco nelle ferite. Eccetto alcuni pesci non ho mai visto nel corpo di un vertebrato piaghe così orribili provocate da un membro della sua specie”

La questione si fa ancora più complicata se andiamo a paragonarle ai lupi, predatori da sempre associati alla ferocia.

“Quando un lupo sconfitto in combattimento porge la propria gola al vincitore in segno di resa, diventa da quell’istante inviolabile. Il lupo vincitore non può azzannare la gola dell’avversario, e ancor di più di fronte all’altro animale, che conta proprio su questa sua reazione.”

Il punto è che un lupo non ha bisogno di azzannare la gola del suo avversario, perché sicuro della sua supremazia. Colombe e uomini invece, messi in pericolo anche dalla più piccola minaccia, sanno che dovranno mirare alla vita dell’avversario, per avere salva la vita.

Più si è deboli e più si ha bisogno della violenza per vincere il pericolo che abbiamo di fronte.

Di sicuro Konrad mi ha fatto riflettere. Non mi sono mai considerata una bulla, ma devo ammettere che ripensando alla mia adolescenza, mi sento molto più affine ad una colomba spennacchiata che ad un lupo dal manto fulgente. Forse ho subito cattiverie tante quante ne ho inferte. Ma forse, più che stabilire chi sia la vittima e chi il carnefice, l’unica cosa che può avere senso, oggi, all’alba dei trent’anni è

Chiedere scusa.

Vi chiedo scusa, piccole donne. Ero solo una colomba spaventata che non sapeva come gestire le sue insicurezze. E per rimediare al dolore che vi ho inferto, ho deciso di fare l’unica cosa che sono in grado di fare, raccontare la nostra storia, per aiutare le persone a rifletterci. Perché tutte le colombe alle prese con la ferocia dell’adolescenza possano riflettere sull’importanza delle proprie azioni.

E scegliere di essere forti. Come lupi.

“Verrà il giorno in cui ciascuna delle due parti in guerra avrà la possibilità di annientare completamente l’altra. Forse verrà il giorno in cui tutta l’umanità sarà divisa in due campi. Ci comporteremo allora come le colombe o come i lupi? Sarà la risposta a questa domanda a decidere del destino dell’umanità

*Tutte le citazioni sono tratte da “L’anello di re Salomone”, Konrad Lorenz.