Colpo di fulmine

Lo so, quel giorno avrei dovuto prendere la palla al balzo, avrei dovuto dire qualcosa, fermarlo, mentre si allontanava per tornare dalla vita di cui non ho mai fatto parte. Non l'ho fatto.

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L’amore può finire? Credevo di no. Poi è successo, è finito l’amore per l’uomo più incredibile che io abbia mai incontrato, e sono a pezzi.

Non me ne sono neanche accorta. I segnali – mi dicono – c’erano tutti, ma io sono stata più brava di loro a ignorarli. Sono single. Sono libera. Posso fare ciò che voglio. Prendo un aereo.

Molti penseranno si tratti di una fuga. Forse è così, sono bravissima a nascondermi. Ma quello che ancora non so, che nessuno ancora sa, su quell’aereo, incastrata tra seggiolini blu di finta pelle, è che sarà una fuga inutile, perché mi raggiungerai presto, se mai te ne sei andato.

Sono sola, in una camera d’albergo di seconda scelta, mi sto allacciando il costume. Non ci riesco. Tu sei con me. Mi siedo al tavolo del ristorante, il cameriere mi raggiunge, sorride, toglie un coperto, e tu sei con me. Sbaglio strada, faccio una curva e mi trovo davanti il paesaggio più commovente che io abbia mai osservato. Tu sei con me, mentre cerco il tuo braccio a cui stringermi per l’emozione, e non lo trovo.

 

Da che ti ho conosciuto non c’è stato un solo istante in cui io non ti abbia portato con me in giro per il mondo. Uno in verità c’è stato, ma l’ho dimenticato. E’ stato come un vuoto allo stomaco, una vibrazione dell’aria. Un paio di occhi mi hanno sfiorata e sono arrossita, ho abbassato lo sguardo. Non è possibile, penso, non è reale, non sono pronta e non è così che succede, all’improvviso, non ci si innamora solo per un contatto di occhi, di un estraneo, di un aspetto esteriore, invece succede, sono in mezzo ad una folla di dieci persone e penso che dovrei farmi avanti, dire qualcosa, sorridere all’unica persona che mi ha fatto dimenticare il dolore, anche se per sbaglio, anche se per poco, anche se non durerà.

Non lo faccio. Non dico qualcosa, non lo guardo negli occhi. L’orologio scorre e io non lo fermo, non fermo il tempo che ci resta, non faccio il passo avanti e lui si allontana, sorridendomi, verso una vita che non conosco e che avrei potuto cambiare, per sempre, se solo avessi avuto il coraggio di fare un passo; e dire che mi aveva commosso l’anima ascoltarti parlare una lingua che non conosco.

 

Riprendo un aereo. Passano i giorni, dimentico tutto, se fossi in grado di ricordare mi accorgerei di quanto è facile dimenticare, fino a una mattina di dieci, forse venti anni dopo, quando di nuovo, una vibrazione dell’aria, un vuoto allo stomaco mi ricorda di un paio di occhi verdi e di parole straniere. Lo so che quel giorno dovevo prendere la palla al balzo, lo so, avrei dovuto dire qualcosa, fermarlo, mentre si allontanava per tornare dalla vita di cui non ho mai fatto parte. Non l’ho fatto.

Può, l’amore, finire? Io credo di sì. Ma è quando comincia che si dovrebbe prestare attenzione. Il non-amore accade di continuo.

 


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