9 metri, 156 mattonelle

Rita mise la sigaretta tra le labbra e uscì dalla porta antincendio. Molte volte si era chiesta come sarebbe stato. Essere come gli altri. Camminare per i corridoi senza sentirsi addosso gli sguardi di tutti. Chiudere la porta del bagno e non leggervi sopra il suo nome. Rita alzò la mano che non reggeva la sigaretta per attorcigliare i capelli intorno al collo. Le punte ruvide di ciò che le rimaneva in testa le graffiarono la pelle e solo allora ricordò. Era sempre piacevole riuscire a dimenticare. Si rimboccò l’impermeabile contro il collo e spense la sigaretta con lo stivale.

All’uscita dalla scuola mancavano sette minuti, nove metri di cortile e centocinquantasei mattonelle. Poi un autobus l’avrebbe finalmente trasportata lontano da lì. Aveva imparato che poteva uscire dalla palestra prima di tutti se riusciva a convincere il professore che la doccia le avrebbe fatto perdere il treno. Poi fuggiva dalla porta antincendio e scendeva le scale fumandosi una sigaretta, avvolta dall’anonimato dei suoi lunghi capelli neri.

Non aveva più nemmeno quelli. Sua madre si era quasi messa a piangere quando l’aveva vista rientrare con quella scultura informe tagliata con le forbici a punta arrotondata che aveva nell’astuccio. Non aveva capito. Pensava fosse ribellione adolescenziale.

Quella mattina Mattia le aveva sputato una cicca tra i capelli dopo averle fatto uno sgambetto. Cadendo, uno stinco era andato a sbattere contro un termosifone e il dolore l’aveva costretta a piangere. Le sue compagne di classe l’avevano notato, e si erano divertite a lanciarle addosso fazzoletti usati. Rita è corsa in bagno, dietro la porta chiusa di un cesso. E’ rimasta immobile a fissare il suo nome sulla parete per più di un quarto d’ora, a chiedersi come sarebbe stato. Guardare negli occhi le persone, comportarsi sopra le righe, vivere un attimo di incosciente follia. Pensava di non avere il coraggio, ma alla fine, ha preso l’astuccio dallo zaino e lo ha fatto.

Nove metri di cortile, centocinquantasei mattonelle e un attimo di incosciente follia.

Rita aveva quindici anni.
Non ne ha mai compiuti sedici.

Anonima

*Il racconto prende ispirazione dalla vera storia di Emilie.
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